
Ue: il 3 febbraio vertice a Bruxelles dopo le proteste degli autotrasportatori dei Balcani
Europa
Dopo che lunedì gli autisti di Serbia, Bosnia Erzegovina, Montenegro e Macedonia hanno avviato proteste che hanno portato a blocchi stradali ai confini con la Ue, in Croazia, (qui il nostro articolo) la Commissione ha svolto un incontro con gli ambasciatori dei Paesi dei Balcani occidentali presso l'Ue per discutere di quanto sta accadendo.
Al centro del contendere ci sono le regole dei visti Ue che concedono la possibilità di ingresso per 90 giorni ogni 180.
“Qualsiasi soggiorno oltre questo limite deve essere coperto da una forma diversa di visto, ad esempio un visto per soggiorno di lunga durata o un permesso di soggiorno rilasciato da uno Stato membro. Queste sono regole che si applicano in tutta Europa, in tutta l'area Schengen, e sono in vigore da molti anni”, ha specificato il portavoce della Commissione europea, Markus Lammert.
Lammert ha sottolineato però che “siamo consapevoli che diversi professionisti che non sono lavoratori transfrontalieri potrebbero aver bisogno di accedere all'area di Schengen per più di 90 giorni, ed è una questione che merita la nostra piena attenzione”.
Da parte sua, la vicepresidente della Commissione Ue, Henna Virkkunen, aveva evidenziato che per i frontalieri esistono già sistemi di flessibilità, perché utilizzano sempre lo stesso valico, ma per i camionisti la situazione è diversa”.
“Stiamo monitorando il problema” ha aggiunto, assicurando: “ce ne occuperemo”.
Intanto è stato reso noto che martedì 3 febbraio si terrà un nuovo faccia a faccia con i ministri dei Paesi dei Balcani occidentali.
Di Redazione Tir | 30 Gennaio 2026