Iran: il Golfo area ad alto rischio. Le ripercussioni sul commercio internazionale

Iran: il Golfo area ad alto rischio. Le ripercussioni sul commercio internazionale

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Solo pochi mesi fa sembrano essersi sopite le tensioni nello Stretto di Hormuz e ora ci risiamo.
Sabato 28 febbraio, le forze israeliane, con il sostegno dell’intelligence Usa hanno sferrato un colpo pesantissimo ai vertici politico-religiosi della Repubblica islamica dell’Iran, provocando la morte della Guida suprema Ali Khamenei, oltre che di altre figure di spicco, come il ministro della difesa Aziz Nasirzadeh e il capo dei Guardian della Rivoluzione, Mohammad Pakpour. La risposta iraniana non si è fatta attendere con bombardamenti contro numerosi obiettivi nell’area, dal Golfo fino a postazioni britanniche a Cipro. Il risultato è che tutta l’area del Medio Oriente e del Golfo è attualmente in uno stato di allerta elevata, mentre si susseguono operazioni militari di diversa natura.

In questo scenario, lo Stretto di Hormuz, rotta strategica per il trasporto marittimo di petrolio e di altre merci, è stato di nuovo sostanzialmente chiuso dalla Repubblica Islamica che lo ha dichiarato spazio non sicuro, mentre il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti, sabato, aveva esortato le navi commerciali a tenersi lontane da quell’area. Domenica, in effetti, due navi sono state colpite. 

Vista la pericolosità della zona, le compagnie assicuratrici hanno anche avvertito gli armatori dell'annullamento delle polizze e dell'aumento dei prezzi delle coperture per le navi che transitano nel Golfo e nello Stretto di Hormuz.

Secondo quanto riferito dal Financial Times, molte società - come il gruppo tedesco di trasporto container Hapag-Lloyd - hanno deciso di sospendere le spedizioni di greggio, carburante e gas naturale liquefatto. 

Anche Maersk in una nota ha spiegato che “i servizi che fanno scalo nei porti del Golfo Persico potrebbero subire ritardi, deviazioni o modifiche di programma". Mentre, MSC ha reso noto che le navi della compagnia operative nella regione del Golfo, così come quelle in rotta, “hanno ricevuto l'ordine di dirigersi verso aree designate sicure, fino a nuovo avviso”. Inoltre, ha temporaneamente sospeso “tutte le prenotazioni per merci provenienti da tutto il mondo e dirette in Medio Oriente”. Cosco, invece, ha ordinato alle navi che si trovano nel Golfo o che vi sono dirette di cercare acque sicure. La compagnia cinese sta valutando piani di emergenza per tutto il carico a bordo.

Attraverso lo Stretto transita circa un quinto del petrolio consumato a livello globale, con una media di 20 milioni di barili al giorno. Stesse proporzioni per il gas. Si temono quindi sia ripercussioni dal punto di vista energetico e sul prezzo del greggio (i prezzi sono già saliti alle stelle) e del gas, sia per i commerci internazionali Est-Ovest e viceversa.

Ovviamente la situazione potrebbe pesare sulla catena logistica sia per i prezzi di energia e carburante, sia per la ridefinizione delle rotte commerciali. Uno scenario che, però, non rappresenta uno stress improvviso per la supply chain considerato che negli ultimi anni le navi container hanno già dovuto adattarsi alle crisi nell'area e operare attraverso passaggi alternativi al Canale di Suez per via degli attacchi degli Houti nello Stretto di Bab el Mandeb. 
I problemi sono, però, anche sul fronte del trasporto aereo, per i passeggeri, ma anche per le merci, considerando che, sebbene lo spazio aereo non sia stato ufficialmente chiuso, i voli dagli aeroporti del Golfo sono sospesi. L'Easa, l'agenzia europea per la sicurezza dell'aviazione, da parte sua ha pubblicato un bollettino informativo sulle zone di conflitto raccomandando ai vettori di "non operare nello spazio aereo interessato a tutti i livelli e le altitudini di volo".

Di Antonella Vicini | 02 Marzo 2026

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