Sicurezza stradale: i dati ACI-Istat per il 2025

Sicurezza stradale: i dati ACI-Istat per il 2025

Italia

I numeri dell’ultimo rapporto ACI-Istat illustrano un’evoluzione del traffico italiano, dove l’operatività del trasporto merci si intreccia con una sicurezza strutturale in crescita sulla rete nazionale. Analizzando più nel dettaglio i dati, l'anno scorso si è chiuso con un segnale positivo: le vittime sulle strade sono scese del 5,3% rispetto al 2024, portando il totale dei decessi a 2.868, un valore che per la prima volta negli ultimi anni scende sotto la soglia delle tremila unità.

Per chi opera nel comparto del trasporto pesante, il dato più significativo riguarda l’affidabilità dei mezzi pesanti moderni, che risultano più sicuri in particolare grazie all’introduzione obbligatoria dei dispositivi tecnologici avanzati. Le statistiche ACI-Istat confermano infatti che i conducenti di questi veicoli, insieme agli automobilisti, godono di una protezione superiore rispetto a qualsiasi altra categoria: i conducenti di autovetture e autocarri nel complesso rappresentano, infatti, l’89,6%, del totale degli incolumi.

Guardando ai dati del 2025, emerge, inoltre, che il settore del trasporto pesante ha anche consolidato la sua presenza sulle grandi arterie nazionali. In merito, il rapporto evidenzia che le percorrenze autostradali medie annue dei veicoli pesanti sono aumentate dell’1,6% mentre l’Indice di Mobilità Rilevata (IMR) sulla rete stradale - calcolato da Anas sulla base del traffico giornaliero medio mensile per classi di veicolo - ha registrato un +2,2% per l’intera categoria.

Questo dinamismo produttivo si scontra però con una realtà complessa. In generale, sebbene la mortalità sia in calo sulle strade, il volume totale degli incidenti è salito del 2,2%, con un incremento dei feriti dell'1,7% rispetto al 2024.

Con specifico riferimento al settore del trasporto merci, il rapporto evidenzia che il numero di decessi tra gli occupanti di mezzi pesanti è cresciuto per il secondo anno consecutivo, raggiungendo le 166 vittime (+13,7%). È un dato che stride con il calo dei morti tra automobilisti (-10,1%) e pedoni (-10,9%) e che ha spinto le autorità a un monitoraggio ancora più severo. I controlli si sono concentrati soprattutto sui pilastri della sicurezza professionale: le sanzioni per il mancato rispetto dei tempi di guida e di riposo sono balzate del 38% mentre le multe per manomissione del cronotachigrafo sono aumentate del 17,5%.

Dietro i 18 miliardi di costo sociale degli incidenti, circa l’1% del PIL nazionale, si cela una verità: la sicurezza tecnologica a bordo è solo metà dell'opera. Per le sfide europee del “Vision Zero”, zero vittime entro il 2050, occorre continuare a investire nella sensibilizzazione dei conducenti. La tecnologia aiuta; tuttavia, la sicurezza stradale resta un atto di responsabilità personale, ma condivisa.

Di Carolina D’Elia | 24 Luglio 2026

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