Stretto di Hormuz, a rischio il corridoio dell’energia mondiale

Stretto di Hormuz, a rischio il corridoio dell’energia mondiale

Internazionale

Tre navi colpite nello stretto di Hormuz e il timore sempre più forte che nella zona stiano installando mine navali: è questa la situazione a undici giorni dall’attacco di Stati Uniti e Israele alla Repubblica Islamica dell’Iran che, a sua volta, ha scatenato una massiccia risposta militare nell’area.

Da quanto riferito dall'agenzia britannica che monitora la sicurezza marittima, United Kingdom Maritime Trade Operations, sono state colpite in tutto tre navi cargo; attacchi che per fortuna non hanno causato danni all’equipaggio.
Nel frattempo, il Comando centrale Usa – Centcom ha fatto sapere che forze statunitensi hanno eliminato diverse unità navali iraniane tra cui 16 posamine nei pressi dello Stretto di Hormuz; una situazione che pone un’incognita sempre più ampia sulla sicurezza della zona e, quindi, sui commerci.
Se la compagnia di navigazione MSC ha annunciato la sospensione del viaggio per alcuni carichi, che restano sotto la sua custodia nei porti del Golfo, la Cina ha convocato i dirigenti delle due maggiori compagnie di navigazione europee per lamentarsi dei costi di trasporto aggiuntivi e della sospensione dei servizi verso il Medio Oriente. Lo ha reso noto il Financial Times, spiegando che il Ministero dei Trasporti cinese ha convocato il gruppo danese Maersk e la società svizzera Mediterranean Shipping. 

Il timore di mine nello Stretto mette a rischio il transito di prodotti energetici e di materie prime con effetti su tutta l’economia globale.
Nel rapporto intitolato "Disruptions in the Strait of Hormuz - Implications for Global Trade and Development", dell'agenzia delle Nazioni Unite per il commercio e lo sviluppo, Unctad, si evidenzia come l'escalation militare nella regione abbia già determinato una riduzione quasi totale del traffico marittimo attraverso il passaggio, con un calo fino al 97% delle navi in transito, rispetto ai livelli registrati prima della crisi. 

Secondo i dati elaborati dall'agenzia dell’Onu, attraverso questo corridoio marittimo transita circa il 38% del petrolio movimentato via mare nel mondo, il 29% del gas di petrolio liquefatto, il 19% del gas naturale liquefatto e una quota significativa di prodotti raffinati e fertilizzanti chimici (circa il 13% di quelli scambiato a livello globale). Le implicazioni saranno quindi anche sulla sicurezza alimentare mondiale, visto che circa 16 milioni di tonnellate di fertilizzanti passa ogni anno per lo Stretto.

In Italia, intanto sul tema della sicurezza marittima e delle possibili ripercussioni sui traffici, nei giorni scorsi, si è svolta al MIT una riunione del Comitato Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti Marittimi e dei Porti. Nell’incontro sono state esaminate misure integrative per le navi di bandiera italiana che operano in aree a rischio.

Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intanto, parlando con i giornalisti al Senato, ha sottolineato che la sicurezza dello Stretto di Hormuz richiede un'iniziativa multilaterale e che il Governo sta lavorando per favorire il coordinamento tra i diversi attori internazionali. 

Di Antonella Vicini | 11 Marzo 2026

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