
Trasporto merci: l’Italia tra intermodalità, sostenibilità e sfide digitali
Approfondimenti / Italia
Qual è il futuro dell’intermodalità e, più in generale, quello del trasporto delle merci in Italia?
Questa la domanda che si sono posti gli ospiti della Digital Round Table di Radio 24 "Trasporti: le nuove frontiere della multimodalità per le merci”, che si è svolta a Milano ed è stata trasmessa in streaming.
L’incontro ha visto riuniti in presenza Enrico Finocchi, presidente del Comitato Centrale dell'Albo Nazionale degli Autotrasportatori (l'Albo è anche fra i promotori dell'iniziativa), Ennio Cascetta, presidente del Cluster Nazionale Tecnologico dei Trasporti e coordinatore scientifico dell’Osservatorio del MOST, e Alessandro Smania, direttore marketing e comunicazione di MAN Truck & Bus Italia.
In remoto, collegati: Davide Bordoni, amministratore unico di RAM - Logistica, Infrastrutture e Trasporti, Sabrina De Filippis, amministratore delegato e direttore generale di FS Logistix, e Leopoldo Destro, delegato del presidente di Confindustria per i Trasporti, la Logistica e l’Industria del Turismo.
Diversi punti di vista, dunque, per tentare di delineare i principali scenari del trasporto merci italiano alla luce delle sfide poste dalla rivoluzione tecnologica in atto e dagli obiettivi per la sostenibilità e la decarbonizzazione della mobilità in Europa.
L’intermodalità è al centro di una supply chain efficiente e sostenibile, sia dal punto di vista ambientale, sia economico, ma per la sua piena realizzazione è necessario mettere a terra una serie di condizioni: sviluppo infrastrutturale, integrazione fra i diversi sistemi, digitalizzazione. Nell’attesa che queste condizioni si concretizzino completamente, il trasporto su strada resta la modalità centrale.
Nel suo intervento, il professor Ennio Cascetta ha sottolineato come la movimentazione delle merci via gomma sia, infatti, nel pieno di una fase di crescita.
Fra il 2019 e il 2025, ad esempio, il traffico stradale è aumentato del 5%.
“Lo scorso anno – ha ricordato – si è registrato il più alto flusso di mezzi per il trasporto merci della nostra storia. Tutto questo anche grazie alla crescita dell’ecommerce. La mobilità cresce e non mostra segnali di recessione. E l’intermodalità è una delle opzioni da scegliere ma solo per le lunghe distanze (dai 250 chilometri in su, secondo la Commissione europea)”.
Stando così le cose, è necessario continuare a puntare anche al trasporto su strada che movimenta l’80% delle merci. In questa prospettiva, si capisce l’importanza delle imprese di autotrasporto per il tessuto economico nazionale.
Un settore - ha spiegato il presidente dell’Albo Nazionale degli Autotrasportatori Enrico Finocchi - composto da 100mila imprese (in totale 100 607, ndr), molte delle quali monoveicolari, che nel corso degli anni stanno mostrando una netta tendenza all’aggregazione.
“Il mondo dell’autotrasporto è flessibile anche grazie ai cosiddetti padroncini, ma nello stesso tempo c’è una tendenza del settore verso una maggiore strutturazione. E questo è importante anche in ottica dell’intermodalità. I trasporti su gomma rispondono alla flessibilità che richiede il mercato”, ha detto, aggiungendo che “nel settore c’è grande movimento e questo rende fondamentale il controllo”.
Il tema del controllo va di pari passo con quello della regolarità; regolarità necessaria per un sistema logistico affidabile.
“Dal 2021, abbiamo avviato verifiche profonde sulle imprese, valutando vari aspetti che vanno dall’idoneità finanziaria all’onorabilità; dalla congruità fra parco e autisti alla regolarità contributiva o alla corretta copertura assicurativa dei veicoli. Su 37mila verifiche concluse, 28 mila hanno portato a procedimenti di sospensione o di cancellazione. L’obiettivo è avere imprese regolari e affidabili per migliorare il sistema”, ha precisato ancora il presidente dell'Albo.
Un sistema affidabile è quello di cui ha bisogno anche il mondo della produzione.
Lo ha evidenziato il delegato di Confindustria, Leopoldo Destro, puntando l’attenzione sul tema del franco fabbrica, una modalità che demanda a chi acquista i costi e i rischi legati al trasporto delle merci.
“In Italia, gran parte delle imprese vende le merci e le fa ritirare da imprese estere mandate dal committente; in questo modo cediamo l’ultimo anello della nostra catena produttiva. In Germania, invece, si utilizza il sistema franco destino nel 70% dei casi, per cui anche la fase del trasporto è gestita dal fornitore”, ha spiegato Destro, sottolineando la necessità di instaurare un dialogo forte fra mondo della manifattura e quello della logistica.
Dialogo e integrazione, altre due parole chiave dell’incontro.
L’amministratore delegato e direttore generale di FS Logistix, Sabrina De Filippis, ha parlato di collaborazione all’interno della filiera del trasporto ferroviario, più che mai necessaria ora in questa fase complessa, per via dei lavori di ammodernamento della rete.
“Il cargo ferroviario – ha affermato – sta vivendo un momento difficile legato alle interruzioni e riprogrammazioni che si protrarranno fino al 2026-2027. Abbiamo bisogno di un approccio flessibile, anche da parte dei clienti”.
Nel frattempo, il gruppo continua a investire in hub intermodali in porti, interporti e in prossimità degli snodi ferroviari.
“Investimenti che devono riguardare anche la digitalizzazione e la tecnologia, come previsto dal Piano industriale di FS”, ha sottolineato.
La tecnologia è un elemento fondamentale, infatti, per far dialogare fra loro le diverse modalità di trasporto.
Davide Bordoni, amministratore unico di RAM spa, ricordando il bando del MIT da 157 milioni di euro per la digitalizzazione della logistica, ha citato anche il progetto della Piattaforma Logistica Digitale Nazionale, che si basa su quattro capisaldi: interoperabilità, riuso, autonomia gestionale e sicurezza. In questo contesto sono importanti i Port Community System, piattaforme digitali interoperabili per la gestione delle attività logistiche e dei trasporti marittimi.
“Sono stati realizzati in 16 porti italiani”, ha detto, sottolineando che nel nostro Paese si sta lavorando bene in questa direzione perché le “imprese hanno voglia di digitalizzarsi”.
E sempre in tema di innovazione, Alessandro Smania di MAN Truck & Bus Italia, ha rivolto l’attenzione a quanto sta avvenendo nel mondo delle case costruttrici, alle prese con gli obiettivi di decarbonizzazione del trasporto su strada.
In Italia, ha sottolineato, “la motorizzazione dominante è attualmente il diesel; per quel che riguarda i pesanti, infatti, la spinta verso elettrico è ancora limitata anche perché manca l’infrastruttura di ricarica”.
Per quel che riguarda l’idrogeno, invece, ha ricordato che si tratta di un vettore interessante: “ha maggiore autonomia e minor peso rispetto all’elettrico. Quindi è molto utile nei trasporti eccezionali, ad esempio. Ma il prezzo è ancora fuori dalla portata”. C’è poi il tema della produzione dell’idrogeno green che è ancora complesso: “ci sono quindi ancora numerosi elementi da valutare”.
Di Antonella Vicini | 01 Ottobre 2025