Guerra in Medio Oriente: l’allarme delle associazioni per il caro carburante

Guerra in Medio Oriente: l’allarme delle associazioni per il caro carburante

Italia

La situazione in Medio Oriente sta preoccupando anche il mondo dell’autotrasporto.

Le tensioni nell’area, tra escalation militari, minacce alle rotte strategiche e instabilità crescente (qui il nostro precedente articolo), stanno riaccendendo una dinamica che il settore conosce fin troppo bene: le oscillazioni del prezzo del greggio sui mercati e dinamiche speculative che incidono sul prezzo finale alla pompa.

Le associazioni di categoria stanno quindi accendendo i riflettori sul tema.

Il presidente di Confartigianato Trasporti, Carlo Riva, ha scritto una lettera ai propri associati affinché possano essere preparati e anticipare l’impatto.

“Aldilà della tragica situazione che ogni guerra genera, il risultato è sotto gli occhi di tutti noi: un aumento progressivo del costo del carburante, che torna a rappresentare una delle principali variabili critiche per i bilanci delle nostre imprese di autotrasporto”, scrive Riva, sottolineando che il gasolio incide mediamente tra il 25% e il 35% dei costi operativi di una flotta.

Per evitare ripercussioni troppo forti, Riva suggerisce ad esempio di verificare la presenza e l’applicazione concreta delle clausole di adeguamento carburante nei contratti in essere; di

rivedere i flussi di cassa, considerando uno scenario prudenziale nei prossimi mesi; di ridurre i km a vuoto, svolgere una buona formazione per una guida efficiente e ricorrere alla manutenzione preventiva e alla telematica.

Anche il presidente di Conftrasporto e Vicepresidente Confcommercio, Pasquale Russo, lancia l’allarme. “La chiusura dello Stretto di Hormuz ha già bloccato navi e fatto impennare i prezzi – ha sottolineato Russo -. Se dovessero fermarsi nuovamente i transiti nel Canale di Suez, si tornerebbe alla circumnavigazione dell’Africa: più giorni di navigazione, più carburante, più costi. Il trasporto sta pagando prima di tutti il conto del conflitto. Dal 2 marzo il barile è salito di quasi il 17%, da 72 a circa 84 dollari. Con il 30% del GNL importato dal Qatar e dall’area mediorientale, l’Italia è esposta in modo diretto. Ogni ulteriore tensione si traduce in un aggravio immediato per le imprese”.

Conftrasporto chiede quindi di intervenire per contenere i prezzi, sia attraverso la sospensione immediata dell’ETS per il trasporto sia tramite misure straordinarie del Governo a sostegno del sistema logistico.

In una lettera inviata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, anche Assotir ha chiesto di attuare, tutte le misure indispensabili a contenere lo shock, ad iniziare dai fenomeni speculativi che vengono segnalati da varie parti d’Italia, e di garantire la massima trasparenza sugli aumenti.

“In tre giorni abbiamo registrato aumenti fino a 30 centesimi al litro e da giovedì 5 marzo è attesa un’altra stangata da 10 centesimi”, sottolinea il segretario generale Claudio Donati.

“L’impennata improvvisa dei prezzi del gasolio sta già mettendo in ginocchio le nostre imprese sia per la ovvia difficoltà di scaricare questi aumenti sulle tariffe di trasporto, sia per la conseguenza, ancora più immediata, sul piano della liquidità e della copertura assicurativa dei debiti derivanti dall’acquisto del carburante”. Donati ricorda infatti che “un veicolo pesante percorre 100mila chilometri in un anno, e di media consuma un litro di gasolio ogni tre chilometri. Già un aumento di dieci centesimi al litro rischia di avere conseguenze disastrose, visto che si traduce in un aggravio dei costi per oltre 3mila euro. Il bilancio però rischia a questo punto di essere ben più pesante: se i rincari arrivano a 30 centesimi al litro, parliamo di una stangata da 10mila euro per ogni mezzo”.

Sul tema è intervenuto anche Trasportounito che sottolinea come di fronte a questa crisi sia necessario chiedere l’Emergency Fuel Surcharge. “Con la pubblicazione del Mise del 17 marzo – sostiene l’associazione - dovranno essere richiesti i primi adeguamenti”.

Per fronteggiare l’emergenza, CNA Fita chiede invece con urgenza un credito d’imposta straordinario: un sostegno diretto e immediato per tutte le imprese, a prescindere dalla classe ambientale e dalla massa, esteso a gasolio, AdBlue e gas per autotrazione. Per l’associazione, le risorse possono arrivare dall’extragettito Iva, che va immediatamente redistribuito per calmierare i prezzi alla pompa.

“Siamo di fronte a una tempesta perfetta - dichiara il presidente nazionale Michele Santoni -. Mentre le nostre imprese investono per adeguarsi alle nuove normative tecnologiche e ambientali, i costi operativi diventano insostenibili. Il peso della crisi energetica internazionale non può essere scaricato interamente sulle spalle degli autotrasportatori”.

Il presidente di Fai – Conftrasporto, Paolo Uggè, in una lettera indirizzata alla premier Giorgia Meloni e ai ministri degli Esteri, Antonio Tajani e delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, ha chiesto di avviare una cabina di regia per monitorare l’andamento dei prezzi, per prevenire possibili fenomeni speculativi e garantire la stabilità negli approvvigionamenti a tutela delle imprese di autotrasporto e dell’intero sistema economico.

“Dalla nostra base associativa – sottolinea infatti Uggè - sto ricevendo, in queste ore, segnalazioni di dinamiche di mercato di difficile interpretazione: aumenti del prezzo del gasolio acquistato sul mercato extra-rete sensibilmente superiori a quelli rilevati sulla rete di distribuzione pubblica; incrementi del prezzo dell’HVO, pur non trattandosi di un prodotto petrolifero; nonché segnalazioni di asserite carenze negli stoccaggi per gli acquisti in extra-rete. L’importanza strategica dello Stretto di Hormuz nel commercio globale di prodotti fossili è ben nota, tuttavia ritengo vi possano essere motivi per ipotizzare che la volatilità dei prezzi, osservata negli ultimi giorni, rifletta principalmente il clima di incertezza che sta investendo i mercati internazionali, più che una reale compromissione delle catene di approvvigionamento, ma senza escludere la possibile presenza di dinamiche speculative”.

Di Lucia Angeloni | 04 Marzo 2026

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