Porti italiani: nel 2025, movimentate 510 milioni di tonnellate di merci; crescita in tutti i segmenti

Porti italiani: nel 2025, movimentate 510 milioni di tonnellate di merci; crescita in tutti i segmenti

Intermodalità

Lo scorso anno nei porti italiani sono stati movimentati 510 milioni di tonnellate di merci; sono questi i dati noti da Assoporti, l’associazione che riunisce le Autorità di Sistema portuale italiane, e il Centro Studi e Ricerche SRM. 

I numeri rivelano un sistema che cresce.

Per quel che riguarda le tonnellate di merci, l’incremento è del 3,5% rispetto al 2024; mentre i container crescono del 7,1%, raggiungendo quasi 13 milioni di Teu.

Aumentano anche le rinfuse: del 7,1% le liquide e del 1,8%le solide.

Andamento positivo anche per il Ro-Ro che supera i 122 milioni di tonnellate e consolida il primato dell’Italia nei collegamenti marittimi mediterranei a supporto delle supply chain europee.

Questo per quel che riguarda il nostro Paese. 

Ampliando lo sguardo, nel 2025 il trasporto marittimo mondiale ha raggiunto quota 13 miliardi di tonnellate movimentate, confermando il ruolo centrale dello shipping nell’economia globale.

Il rapporto evidenzia che il 74% delle merci trasportate via mare nel mondo è costituito da rinfuse liquide e solide: le prime rappresentano il 37% delle merci movimentate nei porti Ue, mentre le solide incidono per il 20%.

Altro elemento che emerge è che dall’inizio della crisi fra Stati Uniti e Iran, con la sostanziale chiusura dello Stretto di Hormuz (dove passa il 37% del petrolio mondiale via mare e il 28% del GPL globale), quasi 1.000 navi risultano ferme nel Golfo, per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate, con impatti sulle catene globali di approvvigionamento. 

Anche il Canale di Suez – afflitto dalle tensioni con gli Houthi – lo scorso anno ha registrato traffici inferiori agli anni precedenti; rispetto al 2022 il decremento è del 48%. L’alternativa passa per il Capo di Buona Speranza; le distanze percorse però si allungano fino al 120%. In sostanza, le deviazioni delle rotte comportano un aumento fino a 20 giorni di navigazione aggiuntivi e rincari significativi dei costi logistici e del bunkeraggio.

Di Antonella Vicini | 11 Maggio 2026

Potrebbe interessarti anche