
Flotte aziendali green: le associazioni europee chiedono incentivi e flessibilità
Europa / Sostenibilità
Nel corso del Consiglio Ue dei Trasporti, che si è svolto l’8 giugno, uno dei temi portati all’attenzione dei ministri è l’iniziativa Greening corporate fleets, la proposta che fa parte del Pacchetto Automotive e mira a stabilire una quota minima di autovetture e veicoli commerciali leggeri green tra le nuove immatricolazioni delle flotte aziendali (qui il nostro precedente articolo). La presidenza ha presentato, infatti, una relazione sullo stato di avanzamento dei lavori.
Gli Stati membri hanno sostenuto l'obiettivo di decarbonizzare i parchi veicolari delle aziende, alcuni però hanno espresso preoccupazione su alcuni punti della proposta come gli obiettivi vincolanti, chiedendo flessibilità nel definire gli incentivi o le misure più appropriate per accelerare la diffusione dei veicoli elettrici. Un tema su cui, in una dichiarazione congiunta, si sono espresse anche le principali associazioni europee dell’autotrasporto, fra cui Uetr e IRU, e la filiera del settore.
Nel testo si chiarisce che, pur supportando la transizione verso veicoli a zero e a basse emissioni in tutti i mercati, questo percorso richiede un approccio pragmatico e tecnologicamente neutrale.
Per quel che riguarda gli operatori del trasporto su strada, le associazioni evidenziano che la decarbonizzazione delle flotte è strettamente collegata a condizioni abilitanti come la diffusione di un'infrastruttura di ricarica su misura per i veicoli commerciali leggeri e pesanti, ma non solo.
“La transizione verso flotte aziendali pulite deve essere un'opportunità per tutte le imprese europee — non un vincolo che limiti la loro capacità di operare, investire e crescere. Nella sua forma attuale, tuttavia, la proposta della Commissione rischia di minare questo obiettivo. Per evitare ripercussioni involontarie sulle PMI e vincoli per le imprese che ne indebolirebbero la competitività, essa deve pertanto riflettere le realtà operative in tutta la diversità delle aziende europee e dei loro casi d'uso”, spiegano.
Nella dichiarazione si punta l’attenzione sugli obiettivi nazionali vincolanti che non sono affatto fattori abilitanti. Finora, infatti, a favorire la crescita del mercato elettrico sono stati i quadri di incentivazione sia economici sia fiscali, assieme a infrastrutture di ricarica e contesti normativi stabili. Inoltre, fissare obiettivi vincolanti vuol dire ignorare le diverse barriere che variano da Paese a Paese (dal costo totale di proprietà e utilizzo ai vincoli di capacità della rete all'incertezza sul valore residuo).
Il testo evidenzia anche come la bozza di regolamento limiti in pratica le opzioni di finanziamento e di acquisto dei veicoli per ogni azienda, grande e piccola, e per i singoli consumatori, con impatti indiretti che colpiranno le PMI, per le quali il leasing e il noleggio rappresentano la via principale per accedere a veicoli più nuovi e puliti.
La proposta non prevede, inoltre, alcuna misura concreta per incentivare l'adozione dei BEV.
Si teme, quindi, un impatto negativo per gli operatori del trasporto commerciale, considerando che nell’Unione ci sono circa 35 milioni di veicoli commerciali leggeri, molti dei quali sono gestiti da PMI.
Altro tema è quello del valore residuo del mezzo collegato alla necessità di un mercato dell'usato dei veicoli a zero emissioni ben funzionante, considerando che è molto probabile che le PMI si rivolgano al mercato dell’usato.
Alla luce di questo si esortano i co-legislatori ad adottare un approccio più equilibrato ed efficace, e a sostituire gli obiettivi vincolanti proposti con un quadro basato sugli incentivi che sostenga gli Stati membri e le autorità locali nell'accelerare l'adozione di veicoli a zero e basse emissioni nelle flotte aziendali, mantenendo al contempo la neutralità tecnologica.
Di Antonella Vicini | 10 Giugno 2026