
Revisione sistema ETS: la lettera di Italia e altri Paesi Ue alla Commissione
Europa / Italia
Nei prossimi giorni la Commissione Ue presenterà tre proposte per modificare, entro la fine del mese, le regole sull'ETS (Emissions Trading System), il sistema europeo che regola la vendita e il costo delle emissioni climalteranti secondo il principio “chi inquina paga”.
In pratica, l'Unione Europea stabilisce una quota massima di gas a effetto serra che alcuni settori specifici possono emettere ogni anno; un tetto che si riduce col tempo. Le aziende coinvolte comprano o vendono quote di emissione in base alle proprie esigenze: chi inquina meno del previsto può vendere le proprie quote residue, e viceversa.
Un tema su cui c’è da tempo l’attenzione dei Governi di alcuni Paesi comunitari, fra cui l’Italia, per via dei potenziali effetti distorsivi del meccanismo. In attesa delle proposte dell’Esecutivo comunitario, l'Italia ha firmato una dichiarazione insieme ad altri nove Paesi – Bulgaria, Cipro, Repubblica Ceca, Estonia, Grecia, Ungheria, Polonia, Romania e Slovacchia – in cui si chiede di tenere conto di diversi elementi.
Uno di questi è il timore che molte industrie saranno delocalizzate al di fuori dei confini europei, dal momento l'attuale meccanismo richiede ai settori energetico e industriale di raggiungere emissioni prossime allo zero entro il 2039.
Si chiede, quindi, di estendere questo obiettivo al 2050. “Questo adeguamento – si legge nella lettera – dovrebbe essere introdotto il prima possibile, poiché le nostre industrie sono sottoposte a forti pressioni e devono affrontare costi immediati e irreversibili".
Si richiede, inoltre, maggiore flessibilità per “consentire di tenere conto di specifiche circostanze nazionali, come il mix energetico o il Pil pro capite”.
“La revisione deve inoltre garantire parità di condizioni a tutti i Paesi, affinché possano proseguire nei loro percorsi di trasformazione", si precisa, aggiungendo che “il prezzo della Co2 deve essere prevedibile e immune alla speculazione. Dovrebbe inoltre essere sostenibile per mantenere la competitività dell'Ue a livello globale”.
Per quel che riguarda il settore marittimo, dove il sistema ETS è entrato in vigore parzialmente dal 2024 per estendersi poi progressivamente, i Paesi firmatari sottolineano che “è necessario tenere in debito conto la competitività del sistema portuale europeo". Anche in questo caso, il timore è la perdita di traffici da parte dei porti comunitari in favore di quelli della sponda Sud del Mediterraneo.
Per il settore aeronautico, invece, la revisione del sistema Ets "dovrebbe tenere conto delle specificità del trasporto aereo internazionale, delle esigenze del settore”, garantendo allo stesso tempo “parità di condizioni per gli operatori europei".
Il testo fa riferimento anche al nuovo sistema ETS 2, che dal 2028 riguarderà il trasporto stradale e il settore del riscaldamento (dopo essere stato posticipato di un anno, qui il nostro articolo). La lettera dei dieci Paesi sottolinea come questo sia "uno strumento particolarmente sensibile dal punto di vista sociale" che "incide principalmente sulle famiglie più vulnerabili, già colpite in modo sproporzionato dalla crisi dei prezzi dei carburanti". "I cittadini europei – conclude il documento – non dovrebbero essere costretti a subire nuove tasse sul clima nelle attuali circostanze economiche e geopolitiche. Il sistema Ets 2 dovrebbe pertanto essere affrontato direttamente nella revisione e attentamente riconsiderato”.
Di Antonella Vicini | 15 Luglio 2026