
Trasporti e logistica, un investimento per la crescita del Paese
Italia
Trasporti e logistica devono tornare al centro della nuova politica industriale. È questo il messaggio emerso dagli Stati Generali dei Trasporti e della Logistica 2026, il primo grande evento che Confindustria ha dedicato al settore.
“Logistica e trasporti non sono un costo, sono crescita”, ha affermato aprendo l’evento Leopoldo Destro, Vicepresidente di Confindustria con delega su trasporti, logistica e turismo, che ha anche sottolineato la necessità “di una stagione di investimenti” necessari per rendere l’Italia più connessa, competitiva e centrale in Europa.
Una visione condivisa da tutti i relatori al convegno: imprese, operatori logistici, stakeholder della filiera dei trasporti e rappresentanti delle istituzioni.
“Abbiamo mantenuto l’impegno del nostro Governo ad utilizzare tutti i 264 miliardi messi a disposizione dal PNRR – ha sottolineato il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini -. Il mio Ministero ha utilizzato tutti i fondi, anche se è stato un errore escludere strade ed aeroporti dal Piano. Ora abbiamo l’appuntamento della prossima Legge di Bilancio: Confindustria sia nostra alleata per confermare non solo tutti i fondi destinati ai trasporti, e in particolare Ferrobonus e Marebonus, ma anche per riuscire ad utilizzare gli spazi di flessibilità concessi dalla Ue per esigenze concrete derivanti dalle emergenze internazionali”.
Ma quanti investimenti servirebbero per ammodernare il sistema italiano? Secondo uno studio presentato da Nicola Sandri, senior partner e global leader settore Infrastrutture McKinsey & Company, le infrastrutture europee sono sotto forte stress, perché la domanda di mobilità è aumentata in maniera esponenziale a fronte di uno sviluppo dello stock infrastrutturale decisamente più contenuto. Nei prossimi quindici anni, secondo l’analisi, sarebbero quindi necessari 1.300 miliardi di euro di investimenti, tra pubblici e privati. In Italia, il periodo del PNRR (2021-2025) ha segnato un incremento del 70% degli investimenti medi annui rispetto al periodo pre-Covid, con una proiezione per il 2026-2040 che vede ferrovie, TPL e logistica tra gli asset con la crescita più marcata.
Gli investimenti programmati, del resto, sono già molti. Quelli di Anas per esempio. “Abbiamo fatto un piano ambizioso, per un territorio molto vasto: 33mila km di strade e 8 milioni di passaggi al giorno - ha rimarcato l’amministratore delegato Claudio Andrea Gemme -. Abbiamo programmato entro il 2035 un piano globale che prevede 43,6 miliardi di crescita: di questo 10 miliardi sono legati alla rete TEN-T".
O ancora, quelli ferroviari. Aldo Isi, amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana, ha sottolineato come il PNRR abbia affidato “oltre 20 miliardi di euro per lo sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria. Abbiamo 1300 cantieri operativi tutti i giorni e stiamo realizzando quella che è l'infrastruttura del futuro, più affidabile, più radicata, più interconnessa". Sabrina De Filippis, AD di FS Logistix ha aggiunto che il piano di FS per il trasporto merci prevede oltre 3 miliardi di investimenti, di cui un miliardo già speso, ma ha anche sottolineato la necessità di una collaborazione concreta tra operatori, industria e istituzioni, superando gli slogan e sostenendo l’intermodalità e il ferro.
Tra i protagonisti del confronto anche Anita, che contribuisce ai lavori del Gruppo Tecnico Trasporti di Confindustria attraverso la partecipazione attiva del presidente Riccardo Morelli, con l’obiettivo di rafforzare il ruolo strategico dei trasporti e della logistica come leva per la competitività del sistema produttivo nazionale.
Il contributo dell'autotrasporto merci è emerso in particolare nel panel dedicato all'intermodalità come politica industriale. Martin Gruber, amministratore delegato di Gruber Logistics e associato Anita, ha ribadito l'importanza di aumentare la quota di trasporto intermodale, sottolineando l'esigenza che lo si renda conseguenza più che obiettivo: solo attraverso flussi di merci programmabili e bilanciati, rapporti di filiera solidi e stabili e condizioni economiche e operative favorevoli, il combinato strada ferro può diventare un valore aggiunto realmente scalabile.
Di Lucia Angeloni | 19 Giugno 2026