
Industrial Accelerator Act, IRU: includere la logistica per una concreta sostenibilità industriale
Europa
La Commissione europea ha presentato ufficialmente l’”Industrial Accelerator Act” (IAA), una nuova proposta legislativa per fornire alle industrie del continente, in particolare a quelle operanti in settori ad alta intensità energetica, tra cui l’automotive, gli strumenti necessari per salvaguardare la competitività europea e promuovere l’avanzamento tecnologico all'interno dell'Unione.
Nato a gennaio 2025 nel “Competitiveness Compass” per coniugare clima e industria, il piano è diventato “Industrial Accelerator Act” nel settembre 2025 (prima “Industrial Decarbonisation Accelerator Act”), spostando così il focus sulla competitività europea a causa dell'inasprimento tensioni geopolitiche. Dopo tre rinvii dovuti a profonde divergenze interne, la proposta definitiva è stata presentata il 4 marzo 2026.
Il provvedimento recepisce molte delle raccomandazioni contenute nel rapporto sulla competitività presentato da Mario Draghi, in particolare la necessità di una politica industriale comune e di significativi investimenti per evitare il declino economico dell'Unione. Il suo fulcro risiede, infatti, nella volontà di proteggere e valorizzare le aziende che realizzano componenti all’interno dei confini UE.
Per quanto riguarda la produzione di veicoli, la norma introduce un criterio di preferenza basato sul contenuto locale di componentistica: l’accesso a contributi statali, la partecipazione a gare d'appalto pubbliche e il rinnovo delle flotte aziendali saranno legati a una quota minima di elementi fabbricati in Europa. Questa soglia, fissata idealmente al 70%, mira a mantenere nel territorio il valore economico del prodotto finito, considerato che la stragrande maggioranza del costo di un’automobile deriva proprio dalle sue singole parti.
All'interno della cornice normativa, un'attenzione particolare è rivolta anche al requisito “Made in EU” degli accumulatori energetici. Lo sviluppo di un’industria europea delle batterie, che comprenda la creazione di celle, la gestione dei sistemi elettronici e il reperimento delle materie prime attraverso intese internazionali, in particolare, è visto come un ulteriore elemento per garantire la sostenibilità del sistema industriale.
Sebbene l’iniziativa introduca nuove misure di supporto all'ecosistema industriale europeo, diverse associazioni evidenziano come il testo possa essere ulteriormente affinato per favorire in modo più netto le aziende domestiche rispetto ai concorrenti esteri.
Con specifico riferimento al settore di nostro interesse, l’autotrasporto, emerge l'esigenza di salvaguardare i piccoli costruttori di veicoli commerciali leggeri all'interno dei confini comunitari. A tal proposito, l’Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (ANFIA) suggerisce di introdurre una deroga specifica che liberi queste realtà dagli obblighi legati alla provenienza territoriale dei componenti (union origin requirements) per la partecipazione a gare di appalto ed incentivazioni pubbliche, alla luce della peculiarità di questo specifico comparto e il numero ridotto di produzioni che lo caratterizza.
Nonostante l’accoglienza generalmente positiva della proposta, anche dal mondo del trasporto pesante su strada arrivano segnali di cautela. Il timore principale avanzato dall’Unione Internazionale dei Trasporti su Strada (IRU) è che la nuova norma si concentri eccessivamente sulla fase della produzione industriale, trascurando il sistema logistico che ne rappresenta il sostegno operativo.
Un eccesso di burocrazia nel dimostrare la provenienza dei componenti o l’imposizione di vincoli troppo severi negli appalti potrebbero infatti tradursi in un aumento dei costi per le imprese di trasporto e in una minore varietà di mezzi disponibili sul mercato. Senza un’adeguata flessibilità - ha evidenziato la direttrice UE dell’IRU Raluca Marian -, le aziende che gestiscono i servizi di trasporto pubblico e di logistica potrebbero trovarsi in difficoltà nel far quadrare i bilanci a fronte di investimenti sempre più onerosi.
Per rendere più concreti questi obiettivi, la Commissione UE prevede di istituire una Banca di decarbonizzazione industriale, che dovrebbe mobilitare fino a 100 miliardi di euro per sostenere investimenti industriali puliti, attingendo a strumenti come il Fondo europeo per l'innovazione, finanziato attraverso le entrate del sistema di scambio di emissioni dell'UE.
Tuttavia - precisa in seguito l'IRU -, per garantire che i progetti strategici funzionino davvero, è indispensabile che le agevolazioni burocratiche e i fondi non riguardino solo le fabbriche, ma anche le infrastrutture di collegamento, tra cui il sistema logistico. Questo significa investire in aree di sosta attrezzate, stazioni di ricarica per mezzi pesanti e collegamenti elettrici stabili, elementi senza i quali il passaggio a una mobilità a zero emissioni rischierebbe di rimanere un progetto incompiuto.
Di Carolina D’Elia | 05 Marzo 2026