Tassa sui pacchi: le associazioni fanno ricorso al Tar

Tassa sui pacchi: le associazioni fanno ricorso al Tar

Italia

Il provvedimento del Governo che introduce un contributo di 2 euro sui pacchi di valore fino a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue approda davanti al Tar. A presentare il ricorso al Tribunale amministrativo sono state Aicai, l’Associazione italiana dei corrieri aerei internazionali, e Fedit, insieme a Confetra.

Secondo le associazioni, il contributo – introdotto per coprire i costi legati alle attività di controllo e gestione doganale delle spedizioni di basso valore, in gran parte legate all’e-commerce – si starebbe rivelando “una misura nociva per il mercato italiano”, una misura che “danneggia direttamente gli operatori del trasporto e della logistica senza raggiungere gli obiettivi economici e fiscali” dichiarati dal Governo.

Al centro del ricorso vi sono in particolare le possibili criticità rispetto al diritto dell’Unione europea. Aicai e Fedit sostengono infatti che il contributo, per le sue caratteristiche, assomigli più a una vera e propria tassa che a un contributo per coprire i costi di un servizio. Un aspetto che potrebbe entrare in conflitto con le regole previste dal Codice Doganale dell’Unione (CDU), secondo cui le formalità e i controlli effettuati dalle autorità doganali sono in linea generale gratuiti e possono essere soggetti a contributo solo in presenza di condizioni molto specifiche.

Tra queste condizioni rientrano, ad esempio, l’introduzione di un servizio aggiuntivo rispetto a quello già esistente, la previsione di un meccanismo di revisione periodica del contributo e l’adeguamento dell’importo ai costi effettivi sostenuti dall’amministrazione, evitando qualsiasi recupero eccessivo. Secondo le associazioni ricorrenti, tali requisiti non sarebbero rispettati nell’attuale formulazione della misura.

Le associazioni hanno evidenziano anche le conseguenze negative generate dall’introduzione del contributo: l’aeroporto di Malpensa ha registrato una riduzione di oltre il 50% del traffico e-commerce e parallelamente si è verificato uno spostamento delle operazioni di sdoganamento verso altri Paesi dell’Unione europea, dove i costi risultano inferiori o non sono presenti misure analoghe.

Un ulteriore elemento critico riguarda il fatto che, nella fase iniziale, l’onere del contributo sarebbe di fatto ricaduto sugli operatori del trasporto, costretti ad anticiparne il pagamento senza avere ancora strumenti adeguati per recuperarlo dai soggetti importatori.

L’auspicio – concludono le associazioni - è che il Governo “apporti al più presto i correttivi già annunciati, sospendendo l’applicazione della misura fino alla sua revisione per renderla compatibile con le norme comunitarie e possibilmente adottata in tutti gli Stati membri per evitare ulteriori distorsioni della concorrenza, oltre a quelle già generatesi ai danni di chi opera in Italia, garantendo condizioni di equa concorrenza nell’interesse di tutte le imprese italiane”.

Di Lucia Angeloni | 10 Marzo 2026

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