
Iran: lo Stretto di Hormuz resta chiuso. Cresce l’incertezza su energia e supply chain
Internazionale
Sfumati i negoziati fra Usa e Repubblica islamica dell’Iran, svaniscono anche le speranze di ripristinare traffici regolari nello Stretto di Hormuz e di normalizzare le catene di approvvigionamento a livello globale.
Ricapitoliamo quello che è successo negli ultimi giorni.
Fra il 5 e il 7 aprile, il presidente americano Donald Trump ha lanciato numerose minacce a Teheran, prendendo in considerazione anche l’utilizzo del nucleare se la Repubblica Islamica non avesse, tra le altre cose, riaperto lo Stretto di Hormuz. Il 7 aprile, gli europei sono andati a dormire con l’ansia di quello che sarebbe accaduto nella notte. Ma la notizia di una tregua, e di negoziati, ha rinfocolato le speranze.
Negoziati, ospitati in Pakistan, che però hanno portato a un altro nulla di fatto.
Qual è la situazione ora? In seguito allo stop delle trattative, gli Usa hanno prima annunciato e poi attuato il blocco di tutto il traffico marittimo in entrata e in uscita dai porti iraniani, a partire dal 13 aprile, alle ore 16 (ora italiana).
Il blocco, hanno spiegato Le forze del Comando centrale degli Stati Uniti - Centcom - "sarà applicato in modo imparziale nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle zone costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman. Le forze del Centcom non ostacoleranno la libertà di navigazione delle navi che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani".
Da parte sua, la repubblica islamica ha definito ‘illegali’ queste restrizioni.
Dall’annuncio, avvenuto domenica 12 aprile, alcune navi cisterna hanno continuato ad attraversare lo Stretto. La BBC, attraverso il team BBC Verify, sta monitorando i transiti utilizzando i dati di MarineTraffic, rilevando il passaggio di petroliere e navi chimiche presumibilmente non legate all’Iran.
Lo Stretto, attraverso cui passa un quarto del greggio mondiale e il 20% del gas, è soggetto alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, che prevede che non sia necessaria un’autorizzazione preventiva per i transiti.
Dal 28 febbraio, data degli attacchi israelo-statunitensi, Teheran ha esercitato il controllo sull’area grazie alla sua posizione geografica, imponendo di fatto un diritto di passaggio del tutto arbitrario.
Nonostante l’esile tregua, il traffico navale è rimasto limitato. La società di analisi marittima Windward ha tracciato lo scorso 8 aprile (il primo giorno di cessate il fuoco) cinque navi portarinfuse in uscita dallo Stretto, attraverso un corridoio gestito dai Guardiani della rivoluzione iraniani e non lungo le normali rotte commerciali.
Secondo i dati, restano bloccate circa 3.200 navi.
Di fronte a questa situazione, in Europa si moltiplica l’allarme per il caro del carburante. In Italia, le associazioni di categoria dell’autotrasporto hanno chiesto l’intervento del Governo (qui il nostro articolo); mentre gli operatori aeroportuali europei in una lettera inviata alla Commissione Ue hanno lanciato l'allerta sul rischio cherosene e sulla disponibilità di carburante per aerei.
Di Antonella Vicini | 13 Aprile 2026